Le menti italiane perse nella scuola

Quando penso a certe menti italiane che hanno detto, fatto, pensato e promosso tanto per la scuola e per i bambini, mi chiedo se oggi la scuola è com’è a causa di un non spiegato tarlo di ottusità o un malvagio progetto autodistruttivo di cui non ne comprendo l’origine. Se in Italia abbiamo meno di 200 scuole ad approccio montessoriano e in Germania più di 1000 e negli Usa 4500, forse ci è sfuggito qualcosa.

E’ come avere l’acqua calda e ostinarsi a lavarsi con quella fredda….mah..

Giusto per capire cosa ci perdiamo per strada…parliamo di

Loris Malaguzzi (1920-1994), pedagogista e psicologo.

Malaguzzi crede fermamente che ciò che i bambini apprendono non discende automaticamente da un rapporto lineare di causa-effetto tra processi di insegnamento e risultati, ma è in gran parte opera degli stessi bambini, delle loro attività e dell’impiego delle risorse di cui sono dotati.

I bambini svolgono sempre un ruolo attivo nella costruzione e nell’acquisizione del sapere e del capire. L’apprendimento è quindi sicuramente un processo auto-costruttivo.

La scuola è paragonata a un cantiere, a un laboratorio permanente in cui i processi di ricerca dei bambini e degli adulti si intrecciano in modo forte, vivendo ed evolvendosi quotidianamente.

L’obiettivo principale è quindi quello di fare una scuola amabile dove stiano bene bambini, famiglie ed insegnanti dove lo scopo dell’insegnamento non è produrre apprendimento ma produrre condizioni di apprendimento.

Concludendo, si può riassumere il pensiero di Loris Malaguzzi ricordando che privilegiava:

  • l’attenzione primaria al bambino e non alla materia da insegnare,
  • la trasversalità culturale e non il sapere diviso in modo settoriale,
  • il progetto e non la programmazione,
  • il processo e non il solo prodotto finale,
  • l’osservazione e la documentazione dei processi individuali e di gruppo,
  • il confronto e la discussione come alcune delle strategie vincenti della formazione,
  • l’autoformazione degli insegnanti.

Diceva Malaguzzi: “… i bambini costruiscono la propria intelligenza. Gli adulti devono fornire loro le attività ed il contesto e soprattutto devono essere in grado di ascoltare”.

Invece il cento c’è

Il bambino
è fatto di cento.

Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare

cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire

cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.

Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.

Gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.

Loris Malaguzzi
(1920-1994, insegnante, laureato in pedagogia, con formazione in psicologia , fondatore di Reggio Children)

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